Saluti.

ATTENZIONE!!!!!!!!!!!!!
Cari amici: annuncio il mio addio definitivo da questo posto. Apprezzo immensamente l’attenzione di tutti nei miei confronti, soprattutto in determinati momenti che sono stati molto divertenti. Non ho intenzione di restare qui, né di rientrare e fortunatamente voglio dire che non ho niente contro nessuno e nemmeno me ne vado per qualcuno in particolare. Chiedo solo che non mi cerchiate perchè non mi troverete, soltanto coloro che sono stati vicino a me sapranno come rintracciarmi. Voglio chiarire che l’affetto e l’amicizia per ognuno di voi si protrae nel tempo e se mai vi ho offeso, mi scuso. Mi ritiro semplicemente perché ritengo che non appartengo a questo posto. Statemi bene, siate felici e vi auguro il meglio……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..
Questa è stata la lettera che Chapo Guzman lasciò nella sua cella quando evase dalla prigione.
Grazie per la vostra attenzione……. Continuate pure (copialo e incollalo per vedere quanti dei tuoi amici lo leggeranno al completo). 😄

Violenza di classe

Con questo articolo pubblico la mia personale partecipazione all’iniziativa lanciata insieme a Penny e Valentina. Uniti contro il bullismo. Lo faccio proponendo un fumetto che si è occupato del tema in modo molto schietto ed ha avuto molti riscontri positivi. Ricordo ancora a tutti di partecipare, c’è tempo fino a venerdì 22 maggio.

Albo uscito nell’ottobre 2019.

Come accade saltuariamente sui fumetti di Diabolik, un tema sociale emerge nella dinamica di uno dei colpi che Diabolik e Eva stanno mettendo a punto. Soprattutto Eva Kant è quella che si prende a cuore la difesa delle vittime sociali, è successo spesso con le donne, e c’è stato spazio anche per gli animali.

Per la prima volta inseriti in un tema lontano da quello che potrebbe essere il mondo di Clerville, in Violenza di classe i due criminali si trovano loro malgrado ad affrontare una situazione non programmata, coinvolta fisicamente e moralmente Eva si prenderà cura del ragazzo vittima di bullismo parallelamente alle azioni da compiere per portare a termine il colpo.

Il succo della storia parte da Lamberto Nelson , trafficante di droga che ha appena portato a termine una grande vendita, del ricavato si stanno interessando i nostri. Questo Nelson è inavvicinabile, unico punto debole è il figlio, un ragazzo viziato che frequenta un istituto scolastico privato, in cui fa parte di un trio di bulli. Eva si sostituisce ad una professoressa per aver modo di punire il ragazzo convocando il padre a colloquio, e solo in quel momento avrebbe la possibilità di farsi dire dove tiene i soldi frutto della vendita. Per arrivare a questa situazione assistiamo ad una serie di atti di bullismo verso un ragazzo , Michele, di stato sociale inferiore e molto impacciato, fino a quando esasperato arriverà a scuola con la pistola sottratta al padre, guardia giurata, questo crea momenti di confusione che portano alla morte del ragazzo, ma tramite la presenza di Eva Kant in classe, scoperta accidentalmente, gli altri ragazzi prenderanno il sopravvento sui tre bulli, minacciandoli di una possibile ritorsione nei loro confronti da parte di Diabolik, nel caso avessero denunciato Eva.

Ho voluto raccontare questa storia nell’ambito dell’iniziativa che stiamo portando avanti in questa settimana insieme agli altri blogger, per segnalare che anche il mondo del fumetto è vicino a queste piaghe del nostro tempo.

Persa

Questo racconto mi è stato mandato su Instagram da @krys_alide. Invito ancora tutti a partecipare alla nostra iniziativa.

@ilmondodelleparole_blog @vale

Nel suo caso l’origine di tutto fu proprio tra i banchi di scuola, all’età di 16 anni. Proprio da quei compagni di classe che, dopo tanti anni insieme, avrebbero dovuto accettarla, sostenerla.
Una battuta fuori luogo, uno scherzo di troppo, anche solo per gioco, ripetuti negli anni, avevano lentamente e sistematicamente distrutto in lei ogni tassello di amore per se stessa, per le sue capacità e il suo fisico abbondante.
Imprigionata in quel senso di inadeguatezza, odiava ogni rotondità del suo corpo, ogni piccola smagliatura, dovuta al suo peso che aumentava e diminuiva repentinamente con diete da fame sostituite a periodi di voracità.
Odiava la sua incapacità di rifiutare, di prendere una posizione, di ribellarsi a quelle derisioni.
Odiava la sua fame di amore, che la portava ad elemosinare ogni piccola attenzione per nutrire quel buco che la corrodeva dentro. Ma non si placava mai… e allora mangiava, di tutto, per riempirsi, per farsi male, per ribellarsi. Poi vomitava. Cibo, dolore, frustrazione, risentimento, senso di colpa.
Sì, senso di colpa, perché si sentiva un’ingrata. In quel modo malsano, comunque loro l’accettavano. Quello era il suo “posto nel mondo” dove almeno non era invisibile, come spesso accadeva in casa. Il massimo del discorso si poteva riassumere nei vari “Buongiorno, buonanotte, fai i compiti”.
Così presi dai loro impegni non si accorgevano che non mangiava, che correva in bagno per liberarsi dal suo veleno o che si chiudeva in camera a piangere per l’ennesima beffa sui social: un video di lei che ballava con in sottofondo “La donna cannone” di De Gregori.
Si odiò, si rifiutò e, infine, si perse.
Non sapeva più chi era tra le tante maschere che indossava per ottenere compiacenza e apprezzamenti.
Mostrava molti volti, a seconda della situazione, abile nella finzione e a modellarsi sulla richiesta del momento.
Chi mai avrebbe potuto amarla se non si mostrava neanche a se stessa?
Nella penombra della sua stanza, ormai adulta, le tornò in mente quel calvario. L’anoressia, che arrivò qualche anno dopo, l’ospedale, la terapia intensiva, i suoi 40 chili.
Ricordò i lunghi anni di psicoterapia, le lotte contro i suoi demoni, le cadute, le vittorie. Ricordò l’emozione della prima volta che si perdonò e che accettò fragilità e difetti. Il giorno che scoprì un suo pregio.
Sì, alla fine aveva vinto, o quasi, ancora ci stava lavorando.
Si era laureata in scienze pedagogiche ed insegnava da anni in una scuola superiore. Si dedicava ai suoi ragazzi con dedizione e amore. Non avrebbe più permesso a quel buco infernale di ingoiare anche solo un’altra fragile creatura. Era la sua missione e ne andava fiera.

Otto anni di paura

Dal 15 al 22 maggio pubblicate sul vostro blog,inserendo il logo dell’iniziativa, (possibilmente taggando e avvisando almeno uno di noi) un articolo,un racconto,una poesia,una testimonianza personale e chi più ne ha più ne metta,che parli di CYBERBULLISMO.
Qualsiasi cosa che possa dare contributo all’iniziativa, e voi che potete coinvolgete più blog possibili,condividendo.

Qui di seguito la testimonianza reale di una nostra amica di Instagram, @fra_poetry, che ha chiesto di partecipare proprio per sensibilizzare sull’argomento più lettori possibile.

Leggete,condividete e fate leggere ai vostri amici!

Avevo paura, paura di entrare a scuola, mi criticavano, mi odiavano. Presa a pugni nel tempo libero, presa in giro per il mio aspetto. Ero una normale ragazza, non ero affatto bella, forse era questa la mia condanna. Mi ricordo giornate passate dentro al bagno della scuola, avevo paura di uscire da lì, avevo paura di essere picchiata. Questo è bullismo: maltrattata perché non rispettavo i canoni ideali di bellezza, non ero magra, non ero alta, non ero bionda, non avevo una dentatura perfetta, non vestivo di marca. Ho passato cinque anni di scuola elementare nella paura e ansia di tornare a casa sana e salva. Uscivo da scuola con il cuore a pezzi, distrutta dalle voci, dai colpi, ma non ho mai denunciato nulla. Solo la mia maestra lo sapeva, ma non ha mai fermato nessuna azione, ha sempre ignorato l’esistenza del bullismo, per lei era solo un gioco, per me era un castigo per essere al mondo. Finita la scuola elementare pensavo di rinascere, vivere felice e poter entrare a scuola senza avere paura, ma non accadde. Per altri tre anni di medie sono stata vittima di bullismo. I momenti più deprimenti e che mi rimarranno nel cuore erano i momenti prima di ginnastica. Noi ragazze ci cambiavamo nel nostro spogliatoio e lì i pugni erano più forti, le critiche mi ferivano, mi scavavano l’anima e mi lasciavano vuota. Quante volte sono stata spinta a terra sul pavimento per non essere bella come lo erano loro, per non essere brava a scuola come loro. Quante volte allo specchio i miei occhi erano tristi, senza luce, vedevo solo dolore e dolore.
Per otto anni sono stata muta, non ho denunciato, non ho agito. Ho sbagliato, non ho combattuto, non mi sono fatta valere, sono rimasta a terra aspettando un aiuto divino. Voi, persone come me, anime in pena, dovete combattere, dovete denunciare chi vi tratta male perché il dolore non deve per forza calpestarvi

Bullismotech 📱

Grazie Adriano

A Płαcε føя Mч Hεαd

Dal 15 al 22 maggio pubblicate sul vostro blog,inserendo il logo

dell’iniziativa, (possibilmente taggando e avvisando almeno uno di noi) un articolo,un racconto,una poesia,una testimonianza personale e chi più ne ha più ne metta,che parli di CYBERBULLISMO.
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Settimana dedicata blog uniti contro il cyberbullismo: il revenge porn

L’intervento di Gaialor alla nostra iniziativa 💪

Gaialor95

cyberbullismo-logo

Ho deciso anche io di partecipare alla splendida iniziativa dei blogger Citylights24, EhyPenny e Valentina contro il cyberbullismo, Settimana dedicata blog uniti contro il cyberbullismo. L’argomento è sicuramente complesso e delicato, e, per non ripetermi con gli argomenti che proporranno gli altri blogger, ho deciso di affrontare un argomento molto particolare ma che rientra assolutamente nel cyberbullismo, il revenge porn.

Di cosa parliamo, però, esattamente? Si parla di revenge porn quando avviene “la condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite Internet senza il consenso dei protagonisti degli stessi. In alcuni casi, le immagini sono state immortalate da un partner intimo e con consenso della vittima, in altri senza che la vittima ne fosse a conoscenza.” (Wikipedia)

In Italia il riconoscimento di questo reato ha richiesto un procedimento molto impegnativo. Solo lo scorso anno, infatti, con la legge 69/2019, è stato inserito nel codice penale.

Sappiamo però…

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Cyberbullismo: Body Shaming

Questo è il post che inaugura la nostra settimana contro il cyberbullismo, andate a leggere, condividete e partecipate. Grazie.

A Płαcε føя Mч Hεαd

Oggi parte quest’iniziativa nata da me,insieme a Citylights24 e EhyPenny.

Dal 15 al 22 maggio pubblicate sul vostro blog,inserendo il logo dell’iniziativa, (possibilmente taggando e avvisando almeno uno di noi) un articolo,un racconto,una poesia,una testimonianza personale e chi più ne ha più ne metta,che parli di CYBERBULLISMO.

Qualsiasi cosa che possa dare contributo all’iniziativa, e voi che potete coinvolgete più blog possibili,condividendo.

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